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Indice

Iconografia Mericiana
La visione di Angela Merici a Brudazzo, uno studio iconografico
Madre Colette Lignon, osu

Angela Merici (1474?-1540) fonda a Brescia, nel 1535, la Compagnia di sant’Orsola, fondazione di una novità quasi rivoluzionaria, a motivo dell’emancipazione della donna che lei affermava implicitamente. Riguardo alla condizione femminile, la sua fondazione operava una breccia decisiva nel sistema stabilito dall’epoca, nella Chiesa come anche nella società. Nei secoli seguenti, le Orsoline si consacreranno all’educazione delle donne e delle ragazze.
Madre Colette Lignon c’invia da Tours uno studio molto interessante su un quadro della visione di Angela che si trova nella Cappella di S. Michele dell’antico convento delle Orsoline di Tours (17° secolo); lo paragona a due incisioni che ora si trovano nel l’Archivio Generale delle Orsoline dell’Unione Romana (AGUUR), che ne possiede due originali. Sono firmate da incisori tedeschi, una da Rugendas, l’altra da Göz e Klauber


Angela Merici (1474?-1540) fonda a Brescia, nel 1535, la Compagnia di sant’Orsola, fondazione di una novità quasi rivoluzionaria, a motivo dell’emancipazione della donna che lei affermava implicitamente. Riguardo alla condizione femminile, la sua fondazione operava una breccia decisiva nel sistema stabilito dall’epoca, nella Chiesa come anche nella società, tanto che, nei secoli seguenti, le Orsoline si consacreranno all’educazione delle donne e delle ragazze.
Nella vita di Angela Merici interviene un avvenimento capitale, sulla cui veridicità tutti concordano: si tratta della sua visione detta «della scala», nella località chiamata «Brudazzo» a Desenzano, visione ad un tempo fondante e profetica della sua missione.
Secondo l’opera Angela Merici, Contributo per una biografia , il primo a dare testimonianza di questo avvenimento è il Padre Francesco Landini che fu il confessore delle vergini della Compagnia di Brescia. Egli riferisce come, al tempo del lavoro dei campi, all’ora della siesta che seguiva il pranzo, Angela si ritirava in disparte per pregare. «Un giorno, rapita in Dio, le sembrò vedere il cielo aprirsi e una processione di angeli e di vergini uscirne, in coppie alterne. Gli angeli suonavano strumenti vari, le vergini cantavano. La musica di questo canto restò talmente impresso nella memoria di Angela che le era possibile canticchiarlo. E nella processione che sfilava, ecco sua sorella defunta che le predice la sua missione»: fondare una compagnia di vergini come quelle.
Questa visione costituisce uno dei temi maggiori dell’iconografia mericiana. Si conosce un gran numero di rappresentazioni (pitture, incisioni, sculture) che utilizzano il linguaggio figurativo dell’epoca per tentare di rendere accessibile l’esperienza spirituale inesprimibile che fece allora Angela. Generalmente esse
rappresentano Angela mentre contempla una scala che collega simbolicamente il cielo e la terra, con degli angeli e delle vergini che vi salgono e discendono. Meno frequenti sono le rappresentazioni che includono due scale, come il quadro e le due incisioni che vorremmo analizzare in questo articolo.

Il quadro, un olio su tela in una cornice di legno dorato, si trova esposto nella Cappella S. Michele dell’antico convento delle Orsoline di Tours (17° secolo); è stato restaurato a cura dell’Associazione Touraine- Canada, che ne è la proprietaria. Esso non è firmato, ma porta una data, 1744, che potrebbe essere quella della realizzazione della tela.

Le incisioni si trovano presso l’Archivio della Casa Generalizia delle Orsoline dell’Unione Romana (AGUUR), che ne possiede due originali. Sono firmate da incisori tedeschi, una da Rugendas, l’altra da Göz e Klauber. Benché differenti, esse sono esattamente simili sia nella loro composizione d’insieme sia nei testi e nelle citazioni latine che riportano.
Il quadro, è verosimilmente ispirato da una o dalle due incisioni e fu senza dubbio commissionato all’artista da una comunità di religiose Orsoline. Notiamo, in basso nelle tre rappresentazioni, una scritta in latino che designa Angela come personaggio centrale: «Beata Angela, fondatrice della Società di S. Orsola» dicono le incisioni; «Beata Angela Merici da Brescia a Desenzano, fondatrice delle Orsoline» precisa il quadro, che dà il cognome di Angela (Merici) e i nomi delle due città dove si svolge tutta la sua esistenza (Brescia e Desenzano). La scritta del quadro sembra essere stata aggiunta (essa è cucita alla tela) e senza dubbio inizialmente non ne faceva parte. Il quadro comprende altre varianti rispetto alle incisioni, da qui l’interesse per uno studio comparato. Partiamo dal quadro.

Il centro del quadro
Il centro del quadro presenta, su una conchiglia, il busto di una religiosa. Essa porta l’abito delle Orsoline. Chi conosce le numerose tele che si possono vedere nei conventi di Orsoline di lingua tedesca (Germania, Austria), che rappresentano Angela in altri episodi della sua vita, viene colpito dalla similitudine di stile del volto e dell’abito. Nella mano sinistra, ella tiene un crocifisso: il Cristo in croce è circondato da un giglio bianco, simbolo della purezza verginale. Si sa, dai suoi scritti, che Angela ha una grande devozione alla Passione del Cristo e che ella mette l’amore del Cristo, espresso dalla verginità consacrata, al centro della vita della sua nuova Compagnia.

Nella mano destra, ella presenta un libro aperto sul quale si possono leggere tre iscrizioni latine di cui diamo la traduzione:
1) La prima riporta l’identica scritta delle incisioni: «Beata Angela, fondatrice della società di S. Orsola». Questo conferma l’affermazione che quello che si legge in basso al quadro è un’aggiunta che inizialmente non esisteva, in quanto ora si presenta come una specie di doppione.

2) La seconda iscrizione riproduce un versetto biblico estratto dal libro della Genesi e ne indica il riferimento: Gn 28, (12).
3) La terza iscrizione, che fa seguito al testo biblico ma non gli appartiene, ha solo due parole: «Ama Dio» e appare curiosamente troncata. L’ esame attento delle incisioni permette di ritrovare il senso di questo troncamento. Effettivamente, sulle due incisioni, il versetto della Genesi non si trova scritto sul libro, ma in basso all’immagine; mentre sul libro, noi ritroviamo le due parole: «Ama Dio», non più troncate questa volta, ma completate dal loro seguito: «Ama Dio soprattutto e il tuo prossimo più di te stesso».
Questa citazione, che rinvia al Nuovo Testamento, rinvia anche alle Costituzioni delle Orsoline: aderendo a questa massima, le Orsoline, contemplative e apostole al seguito di Angela, dimostrano il duplice amore che le anima, quello per Dio e quello per gli altri. Scrivendo solo le due prime parole della citazione, il pittore aveva coscienza di rivolgersi a un pubblico specifico che avrebbe saputo cogliere il senso completo.
La chiave di lettura per l’insieme del quadro ci è data dal riferimento biblico scritto sul libro che presenta Angela: il libro della Genesi al capitolo 28 (Gen. 28). In questo capitolo si descrive il sogno di Giacobbe con le parole divine che accompagnano la visione. Il versetto citato è il vs. 12: «Egli vide una scala posata sulla terra la cui sommità toccava il cielo e degli angeli di Dio vi salivano». E’ veramente necessario leggere l’intero capitolo per cogliere tutto il messaggio che il quadro vuole rivelare. Attorno al centro di cui stiamo parlando, il quadro, come le incisioni, è organizzato con una perfetta simmetria: una parte superiore e una parte inferiore, aventi in ciascuna parte due immagini che si corrispondono a destra e a sinistra.

La parte superiore del quadro: vuole illustrare la visione fondante l’opera di Angela. Il pittore, posteriore all’incisore, ha voluto rappresentare due visioni, da qui le due scale.
A sinistra, la scala di Giacobbe è l’illustrazione, presa alla lettera, del versetto della Genesi : ai piedi della scala, Giacobbe addormentato, riceve la visita di un angelo, egli ha un sogno e vede una scala che, simbolicamente, unisce la terra e il cielo, gli angeli di Dio vi salgono e sono accolti dal Padre Eterno che apre loro le braccia
A destra, si tratta di Angela: un’altra scala si erge in maniera identica; ma appoggiata su una collina; le incisioni vi rappresentano tre croci piantate in terra, allusione molto chiara alla collina della Crocifissione a Gerusalemme, ove noi sappiamo che Angela si è recata in pellegrinaggio e dove ricevette la grazia della fondazione della sua Compagnia. Le tre croci, elementi essenziali nell’iconografia mericiana, mancano nel quadro, non avendo potuto la restaurazione andare fino allo strato più profondo della pittura (ma la palma allude alla vegetazione mediterranea della Terra Santa).
Sulla scala che conduce al cielo salgono vergini e angeli; un gruppo di donne li accoglie; una di loro ha la corona e porta nella mano destra uno stendardo e una freccia. Si tratta di S. Orsola che è morta martire trafitta da una freccia.
Secondo la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine, Orsola guidò fino a Roma un gruppo di dieci vergini convertite. E’ lei che Angela scelse come patrona della sua nuova fondazione, la Compagnia di S. Orsola.
Palesemente, in questa parte superiore del quadro, Angela è presentata come una sorte di nuovo Giacobbe e noi siamo invitate a leggere il capitolo 28 del Genesi come una parola che si applica anche a lei. Il testo scritto sul libro sembrerebbe alludere ad Angela come soggetto grammaticale del versetto del Genesi « Angela.. ha visto una scala... ».

La parte inferiore del quadro: illustra il carattere profetico della visione di Angela.
Che la visione di Angela fosse ad un tempo fondante e profetica, lo lascia ben intendere l’annuncio contenuto nel versetto 14 del capitolo 28 del Genesi: «La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. Per te e per la tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra.». L’illustrazione di questo versetto, nella parte inferiore del quadro, riferisce, infatti, l’espansione della fondazione di Angela contemporaneamente in Europa e nel Canada, l’uno e l’altra rappresentati in forma allegorica.

A sinistra, l’allegoria Europa è rappresentata da una giovane donna in abito colorato che sostiene la conchiglia da cui si erge il busto di Angela e sembra volerla presentare, come in un passaggio di consegne, al Canada che tende la mano per riceverla. Nel XVII° secolo, le fondazioni dei conventi di Orsoline si erano sparsi molto rapidamente attraverso tutta l’Europa.

A destra, il Canada è impersonato da un personaggio dalla pelle olivastra coperto da un perizoma e da un copricapo. Rappresenta le tribù amerinde dell’America del Nord. Le Orsoline furono le prime ad andare ad incontrarle con Maria dell’Incarnazione, Orsolina del convento di Tours, che partì da Dieppe verso il Canada nel 1639. Dettaglio interessante: il copricapo del giovane indiano non è fatto di piume ma di aculei di porcospino, questi, piantati su una leggera struttura di legno, formavano il copricapo portato nella vita quotidiana.

Tra i due personaggi, il paesaggio si apre sul mare, sul quale navigano due battelli, che simboleggiano il viaggio delle Orsoline verso un mondo nuovo. Sulle incisioni è possibile distinguere sia una religiosa sia due. Questo tema del battello ci riporta all’iconografia di Orsola e delle sue compagne, ma può anche evocare il viaggio che fece Angela Merici in Terra Santa prima della fondazione della sua Compagnia; infine suggerisce la traversata che fecero Maria dell’Incarnazione e le sue compagne un secolo più tardi, prime donne consacrate, ad attraversare l’oceano in un viaggio senza ritorno verso la Nuova Francia.
Infine notiamo che le tre citazioni bibliche in latino si leggono sulle due incisioni, ma non sono riprese nel quadro così come si presenta oggi.

La prima si pone come una specie di titolo: «Viderunt eam Filiae, et Beatissimam praedicaverunt» [Le sue figlie l’hanno vista e l’hanno proclamata Beata] (Cant. 6).

Le altre due sembrano discendere dal cielo in direzione di Angela : una come una parola che proviene dal Padre Eterno : «Docete Filias » [Ammaestrate le Figlie] (Geremia 4); l’altra che viene da S. Orsola: «Gloria ejus Filiae» [Le Figlie sono la sua Gloria](Ps. 44).
Le tre citazioni fanno menzione alle «Figlie» di Angela insistendo sul fatto che ella è una fondatrice che ha cominciato un’opera, con una posterità che la continua. La prima afferma anche che le Figlie la considerano già come Beata. Il quadro è datato 1744; la beatificazione di Angela è avvenuta 24 anni dopo. Ma noi sappiamo che la giovane suora Maria Luisa Schiantarelli, del convento delle Orsoline di Roma, aveva già cominciato parecchi anni prima un lavoro meticoloso di ricerca di documenti e di sensibilizzazione di tutti i monasteri d’Europa e del mondo, in vista di ottenere la beatificazione ufficiale di Angela che avverrà il 30 aprile del 1768. Si può legittimamente pensare che è in questa atmosfera che furono ordinate agli incisori e al pittore queste rappresentazioni della visione di Angela.

NOTE COMPLENENTARI
II contesto tedesco di incisioni e del quadro della visione di Angela.


Le due incisioni che sono notevolmente della stessa epoca, sono state molto verosimilmente la sorgente d’ispirazione per il pittore del quadro. La copia , quanto a tecnica e a sorgente d’ispirazione, appartiene ai secoli XVII° e XVIII°. Gli artisti si procuravano campionari di incisioni a cui s’ispiravano parzialmente o che riproducevano integralmente. La nozione di proprietà intellettuale apparirà infatti solo nella seconda metà del XVIII° secolo.
Una delle incisioni è firmata Rugendas, cognome di una famiglia di artisti tedeschi, pittori e incisori. Si tratta probabilmente di Jeremias Gottlob Rugendas (1710-1772), figlio di Georg Philipp, detto l’Anziano. Jeremias lavorava ad Augsbourg ed è noto per i suoi soggetti religiosi e le incisioni d’immagini.
L’altra è firmata da Göz et Klauber. I Klauber erano essi pure una famiglia di incisori di Augsbourg. I due fratelli Joseph Sébastien (1710-1768) e Jean Baptiste (1712-1787) si associarono nel 1737 a Gottfried Bernhard Göz (1708-1774) per creare ad Augsbourg una casa editrice cattolica. Essi produssero numerose incisioni d’ispirazione religiosa e serie di immagini.
Si è già detto del vasto movimento che, partendo dal convento di Roma, raggiunse tutti i monasteri di Orsoline per invitarli a farsi loro stessi promotori attivi della beatificazione ufficiale di Angela avvenuta nel 1768. È in questo contesto che parecchi monasteri tedeschi di Orsoline, che si trovavano impiantati nella regione di Augsbourg hanno potuto ordinare e dare agli artisti indicazioni biografiche, storiche e spirituali molto precise che hanno permesso le rappresentazioni iconografiche di cui parliamo. La data scritta sul quadro e quelle degli artisti autori di incisioni, corrispondono esattamente a questo periodo.
Una recente ricerca effettuata presso le Orsoline della Federazione di lingua tedesca ha permesso di ritrovare negli archivi del convento di Landshut, il più vicino ad Augsbourg, una piccola immagine, colorata, che si presenta anch’essa come una fedele copia delle incisioni, probabilmente é un disegno realizzato da una religiosa di quel convento.

La provenienza del quadro
Un altro problema interessante è conoscere la provenienza del quadro della visione di Angela.
L’Associazione Touraine-Canada, ha acquistato quest’opera nel 1964, insieme a un’Adorazione del Sacro Cuore, dalla Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata di Aix, in Provenza, dei quali ornava la Cappella.
I «Quaderni del Patrimonio» n° 30 editi in Francia (Tours, decorazione e mobili degli edifici religiosi e pubblici, Vincent Droguet e Marie Thérèse Réau, A.R.E.P. Centro edizioni) ci dicono che «la tradizione, trasmessa dagli Oblati e dai membri dell’Associazione, vorrebbe che queste opere provenissero dall’antica Cappella delle Orsoline di questa città. Tenuto conto dei loro soggetti, questa provenienza è più che plausibile, ma non bisogna dimenticare che durante la Rivoluzione, il convento di Aix, divenuto “deposito des Andrettes”, servì da luogo di conservazione per le opere sequestrate. I quadri possono dunque provenire sia dal convento d’Aix, sia da un altro convento di Orsoline della regione, in cui sarebbero state sequestrate prima di essere depositate alle Andrettes. Infatti una Sant’ Angela si trova nella lista, preparata il 19 germinale dell’anno XI, degli oggetti lasciati al deposito delle Andrettes per esservi conservati».
Tenuto conto del contesto e dello stile tedesco del quadro, del volto di Angela e dell’abito d’Orsolina che indossa, ci si può chiedere: come questa pittura ha potuto trovarsi in un convento del sud della Francia prima della Rivoluzione? La tela può essere stata realizzata in Germania e donata in seguito a un monastero di Francia? O è stata realizzata in Provenza a partire dalle incisioni di Augsbourg che sarebbero circolate nei conventi di Orsoline? E’ bene qui ricordare la mobilitazione di tutti i monasteri dell’Ordine negli anni precedenti la beatificazione, una mobilitazione che attraversò le frontiere, alimentata da una vasta rete di scambi epistolari. D’altronde si sa che gli artisti viaggiavano molto dalla Germania in Italia e in Francia. La questione resta aperta!


Sant’Angela e Maria dell’Incarnazione
Talvolta si è avanzata l’ipotesi che il personaggio centrale del quadro potrebbe essere Maria dell’incarnazione. Noi non lo crediamo. Troppi elementi storici e iconografici convergono a favore di Angela Merici.
E’ interessante tuttavia ricordare come Maria dell’Incarnazione, nativa di Tours, e le sue compagne siano presenti dietro l’allegoria del Canada, e constatare come la sua fama abbia oltrepassato le frontiere in Europa per diffondersi fino nei monasteri tedeschi.
Nel periodo della realizzazione delle incisioni e del quadro, un secolo dopo l’arrivo di Maria in Canada nel 1639, la presenza francese nella Nuova Francia comincia ad incontrare difficoltà con l’avanzata degli Inglesi. Lo slancio missionario che ha portato Maria dell’Incarnazione ad attraversare i mari per evangelizzare i popoli amerindi e creare la prima scuola di ragazze del Nuovo Mondo ha continuato tuttavia ad essere visto dai monasteri delle Orsoline come un avvenimento importante e un modello per la loro missione evangelica.
Quanto a Maria dell’Incarnazione ella stessa, colloca chiaramente la sua missione nel solco della fondazione di Angela, tanto da darne il nome ad una delle sue più ferventi neofite: «Io le feci dare il nome della nostra prima Madre Sant’Angela stimando che ciò le era dovuto, poiché Dio l’aveva convertita in una casa delle sue figlie.» (Lettera LXV alla Superiora delle Orsoline di Tours, 29 settembre 1642, in Maria dell’Incarnazione Orsolina, Corrispondenza, nuova edizione di Dom Guy Oury, Abbaye Saint Pierre, Solesnes, 1971).


22 settembre 2012   0