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Indice

Relazione di sr Paola Angeli agli Amici di sant'Angela, Mericianum, Desenzano (Bs), sabato 15 marzo 2014.


Tutta la vita e l’esperienza di Angela Merici si può leggere come un continuo e ininterrotto ascolto dello Spirito Santo, che le ha rivelato a poco a poco, attraverso fatti, situazioni, persone, il misterioso disegno di Dio. Poiché ora è già nella piena comunione dei Santi, mentre noi ancora viviamo il pellegrinaggio terreno, in questo tempo di grazia quaresimale e di lotta, chiediamo allo Spirito e a lei, che la sua vita e parola ancora possa ispirarci, per vivere con speranza, credere e amare.
Come possiamo ascoltare la voce dello Spirito, che ci rivela l’amore di Dio? Come discernere la sua voce tra le tante voci? Il Santo Padre Francesco, che il Signore ci ha donato, ci sta rivelando, con gesti e parole, come il misterioso “segreto” del suo fare sia il frutto di un ascolto continuo della voce di Dio; “aspetto la sua ispirazione”, dice spesso, prima di una piccola o grande decisione.
Angela Merici ci apre la strada, e noi, come suoi “Amici” ci mettiamo in ascolto.

La particolare devozione allo Spirito Santo si rivela nella sua vita di fede, come troviamo negli Atti del Processo Ordinario per la sua Beatificazione. Il testimone Gaspare Bocca riferisce: “fu ornata delle virtù cristiane …e venendo al particolare so, che ebbe una vivissima fede, e che in essa fu sempre stabile; come scrive il Nazari. Effetto di questa fu la divozione che portava alla terza persona della santissima Trinità, cioè allo Spirito Santo…In virtù di questa stessa eroica fede, fu devotissima della passione di Gesù Cristo dalla quale devozione fu spinta a portarsi a Gerusalemme, alla vista dei luoghi santificati dalla presenza del Redentore, e dal suo sangue, e sua morte…Fu pure effetto della sua grande fede la devozione particolare che dimostrò verso il santissimo sacramento dell’altare; perché si fece terziaria…Fu anche effetto della sua grande fede quella celeste sapienza e cognizione delle cose divine, di cui fu dotata da Dio…
Continuamente pensava a Dio, e di lui parlava frequentemente, ma con parole sì fervorose, ed infuocate, che innamoravano di Dio chi l’ascoltava” .
Ed ancora si documenta che Angela fu “prevenuta da abbondanza della divina grazia, e dal lume donatogli dallo Spirito Santo…Non ebbe certamente in ciò maestri, perché assai pochi in quei tempi si trovavano, che sapessero dar conto della mistica teologia: guidolla con la sua interna mozione ed impulso lo Spirito Santo, il quale ben tosto l’ammaestrò perfettamente in tale scienza; onde ne divenne molto ben perita, e pratica, e ne riuscì una mirabilmente dotta maestra e tale poi era il fervore, da cui fu sempre accompagnata la sua orazione; che oltre il rimaner fissa, immobile come una statua, spesso tramandare fu udita infuocati gemiti, e profondi sospiri, e veduta anche frequentemente sciogliersi in lagrime di accesa compunzione” .
L’ascolto dello Spirito si rivela anche nelle sue parole:
E sopra tutto: obbedire sopra tutto ai consigli e alle ispirazioni che di continuo ci suscita nel cuore lo spirito Santo; la cui voce sentiremo tanto più chiaramente quanto più purificata e monda avremo la coscienza .

Tenete l’antica strada e usanza della Chiesa, ordinate e confermate da tanti Santi per ispirazione dello Spirito Santo. E fate vita nuova .

E se, secondo i tempi e i bisogni, accadesse di dare nuovi ordini, o di fare diversamente qualche cosa, fatelo prudentemente e con buon giudizio,
e sempre il principal ricorso vostro sia il ricorrere ai piedi di Gesù Cristo, e lì, tutte, con tutte le vostre figliole, far caldissime orazioni. Perché così senza dubbio Gesù Cristo sarà in mezzo a voi, e vi istruirà come vero e buon maestro su ciò che dovrete fare .

Angela, come poi magistralmente Ignazio di Loyola , per dono di Dio, ci è testimone di discernimento, che è “l’arte delle arti”, l’arte di comprendere come Dio mi parla, mi comunica, mi raggiunge.
Per ascoltare la sua voce, personalmente e come comunità, occorre l’esperienza personale di essere raggiunti dalla Sua Salvezza, dall’amore di Dio e dal Suo Sguardo d’Amore su di noi, dunque dell’esperienza della purificazione del cuore.
La preghiera di Sant’Angela, al Capitolo V della Regola, è particolarmente adatta per introdurci in questa arte di purificare il cuore, perché sia attento a Dio e alle sue ispirazioni.
In questa preghiera, Angela “rovescia il cuore” davanti a Lui, nel mistero di una nudità che non nasconde la propria miseria, ma la offre, fiduciosa, al luminosissimo Volto di Cristo, perché la purifichi e la ami.
Signor mio, illumina le tenebre del mio cuore
Angela, come la peccatrice perdonata del Vangelo ha una forte esperienza della misericordia di Dio. Questo si vede lungo tutta la sua preghiera, nella quale riconosce la sua fragilità, provata da molte tentazioni, - forse anche la superbia, perché molti le chiedevano consiglio - , ma infinitamente amata da Dio.
L’immagine - icona presente alle Grezze, di Paolo Orlando, bene descrive il suo stare davanti a Dio, in umiltà e fiducia. Angela è raffigurata ai piedi del crocifisso ed è bagnata dal suo sangue. Solo chi è “lavato” ed ha sperimentato la propria miseria e piccolezza può guardare Dio e gli altri con sguardo purificato. E’ l’esperienza di Pietro, che piange dopo essere stato guardato dal Signore . Solo allora lo Spirito “insegna a noi ogni verità” . Tanto più il nostro cuore è purificato, poiché è il cuore l’organo dell’integrità, secondo la tradizione biblica, tanto più conosce.
La prima cosa che Angela chiede è quella di vedere, di illuminare le tenebre del cuore; è cosciente di non vedere, ma sa che solo davanti al Signore e con Lui può conoscersi nella verità. Nell’icona – mosaico del suo pellegrinaggio in Terra Santa , Angela è cieca, ma vede i luoghi santi con gli occhi interiori. È un’esperienza fondamentale nella vita spirituale: quando tutto crolla, e le tue sicurezze, ciò in cui confidavi, non tengono più, il Signore si fa pastore, medico e custode, guida alla salvezza. E’ l’esperienza che hanno vissuto tanti santi. Lo stesso papa Francesco ha indicato questa verità proprio nel suo stemma papale, riferito al Vangelo di Matteo, ( 9,9) Miserando atque eligendo: siccome [Cristo] lo guardò con sentimento di amore, lo scelse .
La presunzione di vedere, di essere bravi, è a volte il più grande ostacolo per conoscere veramente il Signore, mentre riconoscere di essere ciechi e gridare il nostro bisogno di aiuto e il primo passo verso la salvezza, come ci rivela Bartimeo . Allo stesso modo, ci può essere una cecità, come quella del cieco nato, “perché in lui siano manifestate le opere di Dio” .
Si tratta di cambiare sguardo: dopo l’esperienza del fallimento, della caduta dei nostri tentativi di giustificarci, della nostra religione sterile, per la quale vogliamo autosalvarci, lo sguardo del Signore è fuoco che purifica e salva. Allora cadranno dai nostri occhi le squame…e ricominceremo a vedere; le persone saranno le stesse, ma cambierà il nostro sguardo, che sarà pieno di misericordia, perché peccatori perdonati.
Il primo passo per ogni discernimento è sempre quello di chiedere, supplicare la Grazia allo Spirito di essere illuminati, di vedere.
e dammi la grazia di morire piuttosto che offendere oggi stesso la tua divina Maestà
Io ti amo Signore, ed ho paura di perderti. Il senso di colpa nasce di fronte ad una legge, ma il pentimento nasce di fronte ad una persona che amo. Angela non è preoccupata di perdere la sua vita, ma la relazione con Dio; se ti perdo, Signore, non ho più vita.
E rendi sicuri i miei affetti e i miei sensi,
Angela si rivolge al Signore. Tu sei il Re del mio cuore, tu sai che cosa lo agita, che cosa lo muove…rendi sicuri i miei affetti e i miei sensi. Scruta tu i miei sentimenti, la mia vita interiore, aiutami a conoscere i movimenti dell’anima e del cuore.
così che non deviino né a destra né a sinistra, né mi distolgano dal luminosissimo tuo volto, che fa contento ogni cuore afflitto.
Il luminosissimo Volto del Signore è il fondamento di tutto, il centro di attrazione della sua vita, di orientamento degli affetti e delle decisioni del cuore. Prima c’è lo Sguardo di Dio su di noi, che ci guarda con amore, col Volto pieno di luce. I discepoli sul Tabor vedono il Signore trasfigurato davanti a loro: “il suo volto brillò come il sole”. E’ il volto dell’amato, in cui il Padre si compiace, per questo è pieno di luce. Un autore russo, Vladimir Solov’ëv, scrive che la bellezza è la materia penetrata dalla luce, e fa l’esempio del carbone e del diamante: entrambi hanno la stessa composizione chimica, ma mentre il carbone assorbe la luce, il diamante la fa trasparire . Il luminosissimo Volto del Signore è tale perché la luce, che è l’amore del Padre, lo ha penetrato e raggiunto, tanto che si rivela trasparente, trasfigurato, vera icona della Bellezza di Dio: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” .
Durante la preghiera posso lasciarmi guardare dal Signore e lasciare che il Suo Volto bruci, scaldi, renda “morbido” il mio cuore. Charles De Foucault in una notte di adorazione, al discepolo che gli chiedeva come riuscisse a rimanere sveglio, rispondeva: “come posso dormire davanti al sole?”.
Ah! Misera me che, entrando nel segreto del mio cuore, dalla vergogna non oso alzare gli occhi al cielo;
Il cuore è lo spazio dove lo sposo e la sposa si incontrano e vivono il loro amore, lo spazio dell’intimità. Chi c’è nel mio cuore? Abita il Signore vivo, o una serie di precetti senza vita, una religione morta, sterile?
Papa Francesco a proposito del cuore, nell’omelia pronunciata a Casa Santa Marta il 7 gennaio 2014, citando l’Apostolo Giovanni dice che uno degli atteggiamenti del cristiano che vuole rimanere nel Signore è conoscere cosa succede nel proprio cuore. Per questo avverte di non prestare fede a ogni spirito, ma di mettere alla prova gli spiriti; è necessario saper discernere se una cosa ci fa rimanere nel Signore o ci allontana da Lui.
Fa eco il papa emerito Benedetto XVI: “Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?” .
Per Sant’Ignazio la prima fase del discernimento è la purificazione del cuore dalla mentalità del peccato, e porta la persona, sempre sotto la guida di un maestro-padre/madre spirituale a riconoscere qual è l’orientamento di fondo, qual è il suo epicentro, l’io o Dio, fino ad arrivare all’esperienza del perdono dei peccati e alla conversione.
Merito, infatti, di esser divorata da viva nell’inferno, poiché vedo in me tanti errori, tante bruttezze e tendenze riprovevoli, come spaventose fiere e figure mostruose
Angela vede in sé l’inclinazione al male, e la nomina senza paura, offrendola a Dio; è la tentazione che vuole ingannarci e farci perdere quello che abbiamo, per staccarci dall’amore di Dio, ma che può diventare “occasione di grazia”, per un’adesione più viva al Signore.
Sono, dunque, costretta, giorno e notte, andando, stando, operando, pensando, a confessarmene ad alta voce e a gridare verso il cielo, chiedendo misericordia e il tempo per fare penitenza
Il pentimento è l’atto con il quale desideriamo custodire il nostro amore; il vero pentimento ci fa piangere per l’amore con il quale siamo amati al di là di tutto, solo questo amore ci converte.
Degnati, o benignissimo Signore, di perdonarmi tante offese, e ogni mio fallo che abbia mai commesso fino ad ora dal giorno del santo battesimo.
Col battesimo siamo stati chiamati, immersi in una vita nuova; lì è morta una vita, e ne è nata un’altra, una storia di salvezza destinata a non finire mai.
Scrive Divo Barsotti: “Che cos’è la vita in Dio? Un puro colloquio d’amore, per il quale il Padre si comunica al Figlio e il Figlio si dona tutto al Padre nell’unità dello Spirito. Che cos’è la vita del cristiano? E’ semplicemente quella comunione d’amore in cui l’anima, come riceve tutto da Cristo, così tutto anche riporta al Cristo suo sposo…sempre, attraverso ogni evento, il Cristo si dona; in ogni istante l’uomo può ricevere l’infinito” .
Degnati di perdonare i peccati, ahimé, anche di mio padre e di mia madre, e dei miei parenti ed amici, e del mondo intero.
La preghiera di Angela, da qui si allarga all’umanità. Ogni preghiera personale è sempre universale, come l’amore; se è vero si apre al mondo.
Te ne prego per la tua sacratissima passione
e per il tuo sangue prezioso sparso per amor nostro
Signore, mi fa male, mi addolorano le mie resistenze e il mio poco amore per te, perché so che tu mi hai amato fino a dare il tuo sangue. Noi non dobbiamo essere bravi perché così va bene, ma la nostra vita è una risposta ad un Amore incondizionato. Se abbiamo vissuto l’esperienza di sentirci toccate dal suo amore, non riusciremo più a scordare il suo tocco nella nostra vita.
Perciò, Signore mio, unica vita e speranza mia,
ti prego: degnati di ricevere questo mio cuore vilissimo ed impuro,
Dopo la supplica e il riconoscimento che il Signore è l’unica vita e speranza, ecco l’offerta: ricevi o Signore. E’ il Suscipe di Sant’Ignazio, alla fine degli esercizi spirituali, ed è la preghiera di don Zefirino Agostini, sacerdote veronese: “con il tuo amore la mia vita è ricca abbastanza, né domando di più”. E’ un cuore impuro il mio, ma te lo offro. Non c’è peccato o limite o resistenza che ci allontani da Dio, se noi ci apriamo a Lui.
e di bruciare ogni suo affetto e ogni sua passione nell’ardente fornace del tuo divino amore.
L’oro si prova nel fuoco. Come posso vincere una passione piccola? Con un amore grande, insegnano i Padri della Chiesa; apri le tue ferite al fuoco, e tutto sarà bruciato nel grande fuoco dell’Amore di Dio.
Ti prego: ricevi il mio libero arbitrio,
Ricevi il mio libero arbitrio, perché so che solo tu puoi e vuoi il bene e puoi realizzarlo, dice Angela nella Regola, nel Capitolo della povertà. Vladimir Solov’ëv scrive: “Crediamo nel bene, ma sappiamo che in noi stessi il bene non c’è. Perciò dobbiamo rivolgerci al bene esistente, dobbiamo dare a Lui la nostra volontà, offrirgli un sacrificio spirituale, cioè dobbiamo rivolgergli la nostra preghiera” .
ogni atto della mia volontà, la quale da sé, infetta com’è dal peccato, non sa discernere il bene dal male
La nostra volontà è auto-affermativa, a motivo del peccato. Per questo Angela considera la “santa obbedienza” come sola vera abnegazione della propria volontà. E’ buono, quando vengono pensieri, che mi spingono a fare una o l’altra cosa, verificarli con un padre spirituale esperto, per vedere da quale spirito sono ispirati. Angela ci testimonia questa obbedienza allo Spirito e alle mediazioni di Dio.
ogni mio pensare, parlare ed operare; insomma, ogni cosa mia, tanto interiore quanto esteriore.
Tutto questo io offro ai piedi della tua divina Maestà.
E ti prego, degnati di riceverlo, benché io ne sia indegna. Amen.
Il sentimento di indegnità, di umiltà è la porta di ingresso per accogliere Dio e offrire tutto a Lui. Non prega chi non è umile. Signore ricevi tutto, perché, come ha detto Pietro al Signore, “tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene” .
La preghiera di Angela ci conduce in ginocchio, davanti al Signore, senza nascondere ciò che siamo, ma non schiacciati dai nostri peccati, ma peccatori perdonati.
Attraverso questo “battesimo” nella sua misericordia, Angela, e noi con lei, conosceremo il Signore, Misericordioso e Salvatore.




21 aprile 2014   0


 



Preghiere novene e riflessioni
Spiritualità mericiana

Approfondimento di Luciella Campi
Il testo completo delle note è allegato in formato pdf.


Prima di addentrarmi nel tema che mi è stato assegnato, mi sembra doveroso precisare il livello del mio intervento: io non sono né uno storico, né un teologo, né un esperto di spiritualità, ma semplicemente una donna che ha avuto la fortuna di “ imbattersi “in questa donna speciale, quale è stata Angela Merici e di rimanerne affascinata. Il mio sarà, pertanto, solamente un riflettere ad alta voce.


Sull’itinerario spirituale di Angela ha influito, senza dubbio, il tempo in cui lei ha vissuto. Angela ha respirato i problemi del suo tempo non in modo astratto, ma immersa in una realtà cittadina ben precisa, quella di Brescia, nella quale, come in un piccolo microcosmo, sono riflesse in modo eccezionalmente nitido le vicende più generali della vita italiana della seconda metà del 400 e la prima metà del 500. Sulla sua sintesi spirituale ha influito in modo significativo anche l’humus religioso di quegli anni: l’Evangelismo in modo particolare, di cui Angela sembra essere una delle manifestazioni più profonde, ma anche i movimenti e le nuove realtà spirituali (i Teatini, i Somaschi, i Barnabiti, i Gesuiti, solo per citarne alcuni) nati per iniziativa di laici e chierici alla ricerca di un cammino di perfezione adatto ai tempi moderni. La Spiritualità di questi nuovi movimenti risente, almeno fino agli anni Trenta e Quaranta del Cinquecento, di elementi e suggestioni di derivazione erasmiana dai quali non sembrano essere estranee la stessa Fondazione e la Regola di Angela.
Angela è inoltre la più conosciuta e forse la più grande di una schiera di donne che, nel primo Cinquecento, ebbero un certo riconoscimento per i loro intensi percorsi di vita spirituale. Per queste donne, anche viventi nel mondo, vi è tutto un fiorire di predicazioni, di produzione di testi devoti, d’indicazioni di norme di vita e di comportamento che plasmano la loro personalità e incidono sulla loro spiritualità. La Spiritualità e l’opera mericiana risentono, senz’altro, anche di queste istanze, che tuttavia nulla tolgono alla sua originalità.

La via di Angela Merici
L’inizio del cammino di appropriazione credente di Angela affonda le sue radici nell’ambiente familiare caratterizzato da forte religiosità. Successivamente, dopo la morte dei genitori ed il trasferimento da Desenzano a Salò presso gli zii materni, una significativa influenza sull’evolversi del suo itinerario spirituale proviene dall’ambiente dei Frati Minori dell’Osservanza di Salò. Qui Angela decide di farsi Terziaria Francescana per avere una guida spirituale, una regola di vita e la possibilità di accostarsi alla Comunione e alla Confessione con maggiore frequenza. Da Francesco mutuerà alcuni orientamenti di fondo che caratterizzeranno anche la sua Spiritualità.
La svolta decisiva e fondante della sua vita spirituale e umana è tuttavia ricollegabile alla esperienza di «sentirsi eletta» da Dio ad «un’impresa», che lei stessa definirà di tale importanza che non potrebbe esservene una di importanza maggiore (Reg. prologo, 15): l’impresa di seminare piante di verginità sparse tra le spine del mondo e, nel contempo, di sentirsi eletta, Lei e le sue Figlie (lei chiama così i membri della sua istituzione), «ad essere vere e intatte spose del Figliol di Dio» (Reg. prol., 7).
L’esperienza dell’elezione sarà così determinante da portarla a chiedere alle sue Figlie, quando saranno elette a loro volta, che prima di tutto, vogliano «conoscere che cosa comporta una tale elezione e che nuova e stupenda dignità essa sia»(Reg. prol., 8). Conoscere, nel linguaggio spirituale, è un fatto assai complesso: in cui è implicata non solo la propria intelligenza, ma anche la propria libertà, il proprio desiderio, la propria sensibilità, il senso globale della propria vita. Cozzano sottolinea che «tale conoscenza» avviene «per via di fede e di interiore esperienza spirituale».
L’elezione di Angela viene dai biografi e dalla tradizione contestualizzata nella visione del Brudazzo e rappresentata con il simbolo della scala che dalla terra si eleva verso il Cielo. Negli scritti di Angela né in quelli di Cozzano non vi sono indicazioni per una decodificazione certa di questo simbolo che può fare riferimento sia al sogno di Giacobbe di Gn. 28,10-22, sia al percorso ascetico da attuare per giungere all’unione con Dio, come descritto da alcuni autori spirituali del tempo.
L’elezione, se da una parte darà unità, orientamento e motivazioni forti alla esistenza di Angela, dall’altra non la esimerà dallo sforzo di comprendere, che durerà oltre quaranta anni, ciò che il Signore vuole da Lei. Di una cosa Ella sembra avere la certezza: la concretizzazione dell’impresa, alla quale è stata chiamata, dovrà avvenire a Brescia. Ed è a Brescia che Angela ritornerà dopo i vari pellegrinaggi compiuti, come tanti altri pellegrini, per devozione, ma con tutta probabilità anche per ricercare luce. Né la proposta del Papa Clemente VII di rimanere a Roma, né quella di alcuni notabili veneziani di restare nella Laguna a beneficio dei luoghi pii, la distoglieranno dalla interiore convinzione che Brescia sarà la città dove lei dovrà vivere, santificarsi, agire, morire.

Via nuova e via antica: tra le spine del mondo
Angela vive con sofferenza la realtà sociale, politica, religiosa di Brescia in quegli anni bui. La storia e la vita dell’uomo le si presentano come un combattimento di sapore apocalittico che, nel prologo alla Regola, così descrive : “Qui siamo poste in mezzo a insidie e pericoli. E così si armeranno contro di noi l’acqua, l’aria e la terra, con tutto l’inferno per il fatto che la carne e la sensualità nostra non sono morte.” È consapevole della situazione di crisi e di trasformazione dei monasteri, sottoposti da un lato alla esigenza di una riforma disciplinare in senso rigoristico e, dall’altro, alla necessità di accogliere donne di dubbia vocazione, per rispondere alle istanze delle famiglie nobili che si avviano verso l’adozione generalizzata della primogenitura nel diritto successorio. È altresì partecipe del destino della donna che, salvo rare eccezioni, si compie, entro gli spazi controllati e protetti del monastero e della famiglia, senza reali possibilità di scelte libere.
In riferimento alla Chiesa opera un lucido discernimento: nel Ricordo VII allerta le Responsabili della Compagnia perché difendano le Figlie da due sorta di persone pestifere: dagli inganni della gente mondana o falsi religiosi e dagli eretici, senza assumere tuttavia atteggiamenti di denuncia, di rottura come tanti faranno, perché, pur non negando il male, è testimone della fede e dell’impegno di tante persone e soprattutto è certa che il Signore non abbandonerà la sua Chiesa. Per questo continuerà ad obbedire e a richiedere l’obbedienza da parte delle Figlie, «a ciò che comanda la Santa Madre Chiesa perché, dice la Verità: ‘chi ascolta voi, ascolta me e chi disprezza voi disprezza me’» (Reg. cap. VIII, 8).
Come ben dice De Lubac, Angela «…con una condotta simile a quella di Ignazio proverà che la ‘mondanità’, che minaccia la Chiesa, può essere vinta non disperando della Chiesa romana, ma al contrario consacrandosi alla sua causa con più ardore, non con armi ancora mondane che non farebbero che aggravare il male, bensì con le armi dello Spirito. Entrambi comprendono perfettamente che la falsa riforma non sarà vinta che da una Riforma cattolica e che questa è opera di santità. In luogo di opporre il Vangelo alla Chiesa prescindendo dal Vangelo, essi si impegnano a promuovere in seno alla Chiesa un rinnovato spirito evangelico»-. Nel Settimo Ricordo, dirà esplicitamente: Pregate e fate pregare perché Dio non abbandoni la sua Chiesa, ma la voglia riformare come a Lui piace e come vede essere meglio per noi, e per più onore e gloria Sua. Ed altrettanto esplicitamente raccomanderà: Tenete l’antica strada e usanza della Chiesa ordinate e confermate da tanti Santi per ispirazione dello Spirito Santo e fate vita nuova (Ric. VII,22).

La vita nuova che Angela propone non è altro che: «quel modello di vita che Gesù Cristo, uscendo dal seno del Padre portò dal Cielo. E la volle vivere; [è quel modello di vita] che i suoi Apostoli seguirono. Così i martiri. Così tante belle vergini nella Chiesa primitiva». Da questa affermazione di Cozzano emergono altri fondamentali contenuti della spiritualità mericiana. Innanzi tutto il particolare aspetto dell’assimilazione del Cristo che Angela vive: Cristo che si fa uomo, che si incarna per salvare l’uomo attraverso la sua totale dedizione al Padre e che proclama, con le parole e le opere, la Buona Novella che è venuto a portare. Scaturisce da qui il bisogno di ritornare all’Evangelo nella sua autenticità, al vangelo sine glossa. La modalità con la quale realizzare questa assimilazione la ritrova nell’esempio della prima comunità cristiana. A questo esempio lei si rifarà per la sua personale sequela del Cristo e per la realizzazione della Compagnia . Cozzano è, a questo proposito, molto esplicito: «questa via è secondo il vivere degli Apostoli e della primitiva Chiesa, rinnovato da Dio ora», ed è altresì esplicito nell’affermare che la Compagnia è la nuova via, la nuova maniera, con la quale Dio risponde ai bisogni di riforma della Chiesa e del mondo, “Perché Dio in tempi diversi, negli estremi bisogni, sempre soccorre il mondo in qualche nuova maniera, perché i vecchi modi giovano poco, essendo venuti in scandalo nella maggior parte. E soggiunge: Alla santa Chiesa mancava questa regola di vita [per la presenza della quale], ora, negli ultimi bisogni, [la Chiesa] respira come di uno tra i doni più belli che mai Dio abbia donato al mondo.
Questo ritorno al modello della prima comunità cristiana costituisce una novità radicale, anche se condivisa in qualche misura ma in modo non così coerente, dai cenacoli spirituali dell’epoca. Ed è su questo aspetto che vorrei soffermarmi.

La via nuova secondo il modello della Comunità cristiana delle origini
La vita della prima comunità cristiana è diffusamente descritta negli Atti degli Apostoli. Vi è tuttavia una sintesi (Atti 2,42-47;4,32) che diventa paradigmatica. I primi cristiani erano assidui: nell’ascolto degli insegnamenti degli Apostoli; nella preghiera e nella frazione del pane; nella condivisione dei beni secondo il bisogno di ciascuno; avevano un cuor solo e un’anima sola; vivevano con letizia e semplicità di cuore lodando Dio, godendo della simpatia di tutto il popolo. Senza voler fare forzature indebite, mi sembra che tutti questi elementi, anche se non sempre esplicitamente tematizzati, siano rintracciabili nella vita di Angela e nella Regola di vita che ha donato alla Compagnia. Nella loro realizzazione sta il cammino ascetico che Angela ha percorso ed ha proposto.

La frequentazione della Parola
La vita di Angela è radicata nella Parola: ne sono prova le esplicite citazioni del Vecchio e Nuovo Testamento e, soprattutto, i continui riferimenti alla Scrittura, sottesi al suo argomentare, che troviamo nei suoi Scritti. Nel prologo alla Regola espressamente dirà «Beati qui audiunt Verbum Dei et custodiunt illud» (Reg. prol., 12), e altrove non troverete altro ricorso che rifugiarvi ai piedi di Gesù Cristo, perché se è Lui che vi governerà e vi insegnerà, sarete istruite (Ric. VII ,27-28).
Dalla testimonianza del contemporaneo Agostino Gallo, apprendiamo che non essendogli mai insegnato pur l’alphabeto, et non di meno, non solo leggeva una quantità di libri santi, ma anco ho veduto assai volte andar da lei più religiosi, et in specialità predicatori et theologhi a domandarli la dichiaratione sopra molti passi de Psalmi, de Propheti, dell’Apocalisse. et di tutto il Testamento Novo et Vecchio, et sentire da lei tale espositione che ne rimanevano stupefatti. La Parola doveva diventare norma di riferimento per la vita nuova.

La preghiera e la frazione del Pane
È sempre Agostino Gallo che ci descrive la vita di preghiera di Angela: si poteva dire che questa donna haveva più tosto del divino che dell’umano; […] si comunicava tutti quei dì che poteva, stando al Sacramento più hore della mattina ad udire le messe; et così, perché era di pochissimo sonno, è da credere che la maggior parte della notte facesse orationi contemplando speculando quelle cose divine che a pochissime persone sono concesse. Quanto sia importante per Angela la preghiera lo scopriamo dalle indicazioni che dà nella Regola: bisogna pregare sempre con lo spirito e con la mente, dato il continuo bisogno che si ha dell’aiuto di Dio, per cui dice la Verità ‘oportet semper orare’ cioè: bisogna pregare sempre (Reg. cap. V, 5). Del suo modo di pregare, che è nello stesso tempo una manifestazione esemplare della sua interiorità, abbiamo uno splendido esempio nella preghiera che lei stessa compone per le sue Figlie per dare materia e qualche avvio anche all’orazione mentale (Ibidem,15) Soprattutto chiederà alle Sue Figlie di andare a Messa ogni giorno perché nella Santa Messa si ritrovano tutti i meriti della Passione del Signore nostro (Reg. cap. VI, 3).

La condivisione dei beni secondo il bisogno di ciascuno
Angela nella Regola indica Se per volontà o liberalità di Dio accadesse che ci fossero denari o altri beni in comune, si ricorda che devono essere bene amministrati, e che vanno dispensati con prudenza, specialmente in aiuto delle sorelle e secondo gli eventuali bisogni (Reg. cap. XI, 22-24). Cozzano descrive ulteriormente ed in modo inequivocabile questo aspetto: Se hanno del proprio […] lo distribuiscono tanto a se stesse, come ad altri, non come loro proprio ma come di Dio; [il quale] secondo il suo voler continuamente lo dispensa, tanto pronte ad accontentarsi non possedendo, come possedendo pronte ad agire secondo i consigli dello Spirito Santo. Ed ancora sono chiamate ad essere giusti dispensatori secondo il volere di Dio anche delle loro cose avute con grande fatica.

Il cuor solo e l’anima sola
È significativo rilevare come, a questo proposito, Angela faccia esplicitamente riferimento alla citazione di Atti 4,32 e specialmente abbiate cura che siano unite e concordi nel volere, come si legge degli Apostoli e degli altri cristiani della Chiesa primitiva ‘Erat autem eorum cor unum’: cioè eran tutti d’un sol cuore (Leg. 10°, 7). La via nuova non comportava una vita in comune, richiedeva tuttavia la consapevolezza di fare parte di una realtà sovraindividuale, con una propria organizzazione, anche se molto semplice, necessaria per una identificazione personale ed un riconoscimento esterno: la Compagnia. Il senso di appartenenza, fondato sulla condivisione del comune ideale essere spose del Figliol di Dio era sostenuto dalla volontà di cercare e volere tutti quei mezzi e quelle vie che sono necessarie per progredire fino alla fine (Reg. prol., 10). Angela ,inoltre, mira a che vi sia un «insieme», oggi diremmo di tipo relazionale con profondi contenuti spirituali: insieme, possano vedersi come care sorelle e così ragionando insieme spiritualmente, possano rallegrarsi e consolarsi insieme, cosa che sarà loro di non poco giovamento (Leg. 8°, 3-6). L’essere insieme, è di tale importanza, da costituire l’ultima sua raccomandazione alle Colonnelle che vale la pena risentire: L’ultima raccomandazione mia che vi faccio, e con la quale fin col sangue vi prego, è che siate concordi, unite insieme tutte d’un cuore e d’un volere. Siate legate l’una all’altra col legame della carità, apprezzandovi, aiutandovi, sopportandovi in Gesù Cristo. Perché, se vi sforzerete di essere così, senza dubbio il Signore Dio sarà in mezzo a voi. [...] Considerate dunque quanto è importante tale unione e concordia. Allora desideratela, cercatela, abbracciatela, conservatela con tutte le vostre forze. E io vi dico che, stando voi tutte così insieme unite di cuore, sarete come una fortissima rocca e torre inespugnabile contro tutte le avversità e persecuzioni e inganni diabolici. E ancora vi do la certezza che ogni grazia che domanderete a Dio vi sarà concessa infallibilmente. E io sempre sarò in mezzo a voi, aiutando le vostre preghiere (Ric. Ultimo,1-20). Le citazioni potrebbero continuare.

La letizia e la semplicità di cuore
Angela, Terziaria Francescana, aveva nel suo programma spirituale la letizia e la semplicità di cuore e di vita, di cui Francesco era stato oltre che predicatore, espressione vivente. Ella darà tale importanza alla letizia da porla come condizione per entrare e restare validamente nella Compagnia: entri lietamente e di propria volontà (Reg. cap. 1, 3-4) e Sia lieta, e sempre piena di carità, di fede e di speranza in Dio (Reg. cap. IX, 11), con la certezza che anche se, alle volte, avranno qualche tribolazione ed affanno, tuttavia passeranno presto e si volgeranno in allegrezza e gaudio (Ric. V, 29).
La semplicità di cuore e l’essenzialità di vita sono elementi costanti del suo insegnamento. Il Quinto Ricordo presenta, in questo senso, indicazioni precise e puntuali: nelle case si comportino bene, con buon criterio, con prudenza e modestia, siano riservate e sobrie in ogni cosa. Mangino e bevano non per il gusto […] ma solamente per il bisogno di sostenere la natura così da poter meglio servire Dio. Siano sobrie anche nel dormire, dormendo solamente quanto richiede la necessità; anche nel ridere siano garbate e sobrie. Nell’ascoltare, non si dilettino di udire se non cose oneste, lecite e necessarie. Nel parlare, tutte le loro parole siano sagge e misurate; non aspre, non crude, ma umane e inducenti a concordia e a carità (Ric. V, 6-12)
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Sembrerebbe essere questo un aspetto, non così importante in un itinerario ascetico. Ma è in forza di questo riconoscimento, oltre che per la Grazia Divina, che altre persone, nella prima comunità, diventano discepoli. Anche per Angela avviene questo. Il suo modo di essere, plasmato dall’Evangelo, inducente a concordia e carità, la sua prudenza, sapienza, piacevolezza, affabilità, la sua disponibilità nel soccorrere ed aiutare, il suo mettere pace e soprattutto la sua fede nel Sommo Iddio, note a tutti, sia a Brescia che oltre i confini della città, attirano le persone, le spronano a cambiare vita ed anche a seguire la via da Lei tracciata. Angela diventa così apostola per il suo tempo e per la sua città, non organizzando, come altri suoi contemporanei, opere di apostolato, ma diffondendo, attraverso la sua vita la forza rinnovatrice del Vangelo. Per questo darà come missione alle sue figlie, non altro e non diversamente da ciò che Lei ha fatto, di ammaestrare ed edificare con la vita, nella quotidianità: Ma tutte le parole, gli atti e i comportamenti nostri siano sempre di ammaestramento e di edificazione per chi avrà a che fare con noi, avendo noi sempre nel cuore un’ardente carità (Reg. cap. IX, 21-22)
Angela, dopo averlo sperimentata per una intera vita, fa risalire l’efficacia dell’ammaestramento e dell’edificazione, alla possibilità che si operi, in pieno mondo, contemplando. Cozzano espliciterà tale dinamismo affermando: E così stando in mezzo al mondo e nella vita attiva gustano della contemplativa. E in modo mirabile vivono unitamente nell’una e nell’altra. L’altezza della contemplazione non toglie le faccende, né le faccende impediscono il gusto celeste. Né la luce celeste toglie le opere. Così gli Apostoli, tanti altri martiri e vergini e confessori, in mezzo alle faccende alle quali attendevano a motivo del solo e puro amore divino erano in Dio di maggiore altezza, di quanta mai furono altri che, liberi dagli impacci umani, si dedicavano alla sola contemplazione. La sintesi contemplazione azione è opera dello Spirito, resa possibile dallo Spirito della cui presenza ed azione Angela ha fatto, nella sua vita, una esperienza determinante e che, pertanto, poteva additare alle sue Figlie come fonte sorgiva e sicura della via nuova.

La rivisitazione profetica dei Consigli Evangelici
Se la via proposta da Angela, secondo il modello della Chiesa primitiva, con la prospettiva di ammaestrare e edificare, potrebbe essere vissuta da tutti, in qualsiasi stato di vita, Ella vuole tuttavia porre «vergini»( consacrate ) in pieno mondo. Questo è espresso chiaramente nella Regola: Prima di tutto si ricorda come ognuna che starà per entrare o essere ammessa in questa Compagnia, debba essere vergine e debba avere la ferma intenzione di servire Dio in tale sorta di vita (Reg. cap. 1,1-2). Per descrivere questa sorta di vita usa una formula incisiva : Dio vi ha concesso la grazia di separarvi dalle tenebre di questo misero mondo e di unirvi insieme a servire sua Divina Maestà (Reg., prol. 4). La separazione è quella dalle tenebre del mondo, non dal mondo, nel quale, come abbiamo visto, vuole seminare piante di verginità. La separazione dalle tenebre, identificate nella tradizione della Chiesa, con gli idoli del potere, del piacere, dell’avere, poteva avvenire, attraverso la professione, con voto pubblico, dei Consigli Evangelici di obbedienza, castità, povertà. possibile, in quegli anni, solo con l’entrata nei monasteri e la conseguente rottura con il mondo.
Angela, vuol dar vita ad una via nuova che conservasse il valore intrinseco della donazione totale e definitiva a Dio attraverso la professione dei consigli evangelici ma rimanendo nel mondo . Via nuova che doveva costituire un effettivo nuovo stato di vita che doveva essere riconosciuto come tale. Per superare gli ostacoli giuridico-canonici, propone di vivere i consigli evangelici non con voto, ma con «il fermo proposito». Prodi definisce questa formula come «geniale ambiguità»,una ambiguità davvero geniale e profetica che ha permesso di aprire una via nuova di Sequela Christi non solo per il XVI secolo, ma anche per quelli successivi, se pensiamo, ad esempio, alla forma di vita degli Istituti Secolari Che si stesse seguendo una nuova strada anche sul piano giuridico-canonico. è provato dalla decisione di Angela di domandare alla Chiesa la conferma della nuova Istituzione e della Regola.
La nuova via richiedeva anche una nuova modalità di vivere i Consigli Evangelici, con la necessaria valorizzazione della libertà e responsabilità personali proprie di coloro che sono nel mondo. Angela dà una risposta geniale e profetica anche a questa esigenza.
Innanzi tutto mette in luce la necessità di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo. condizione e nello stesso tempo mezzo per vivere, con fedeltà i Consigli Evangelici in pieno mondo, così come saranno condizione e mezzo per governare la Compagnia da parte delle Responsabili. Se si è attenti allo Spirito non sono necessarie molte norme, anche se da queste non si può prescindere, così come non si può prescindere dall’impegno di formare la propria coscienza, renderla cioè purificata e monda, in modo che possa sentire chiaramente la voce dello Spirito, che insegna ogni verità. Le norme che Angela darà, espressione della sua esperienza, della sua riconosciuta concretezza e del suo equilibrio, indicheranno, sempre, non solo ciò che si deve evitare, ma soprattutto ciò che positivamente occorre fare. Per quanto concerne l’obbedienza, ad esempio, elencherà chiaramente a chi si deve obbedire secondo una precisa gerarchia: a Dio, alla Chiesa, al proprio Vescovo, al Padre Spirituale, ai governatori e governatrici della Compagnia, al padre e alla madre, alle leggi dello stato, e a tutte le creature per amore di Dio, purché non ci sia comandata cosa alcuna contraria all’onore di Dio e alla propria onestà (Reg. cap. VIII,18). Per quanto concerne la Verginità, che è purezza di tutto l’essere, oltre che raccomandare di non commettere né in se stessa, né nei confronti del prossimo cosa alcuna che sia indegna di Spose dell’Altissimo, (Reg. cap. IX, 6) indicherà che occorre tenere il cuore libero da invidie e malevolenze, da cattivi sospetti, cattivi desideri, non rispondendo superbamente, non facendo le cose malvolentieri, non restando adirata, [ma] avendo noi sempre nel cuore una ardente carità. (cfr. ibidem 7-20, 22). E così per la povertà per la quale sarà necessario spogliarsi di tutto, non mettendo bene, amore e piacere negli averi, nei cibi, nelle golosità, nei parenti e negli amici, in se stessa, né in alcuna sua risorsa e sapere, ma in Dio solo e nella sua sola benevola ed ineffabile provvidenza (cfr. Reg. cap. X,9-12).
Vi è un altro aspetto importante, che caratterizza la «rivisitazione» dei consigli evangelici : Angela pone come finalità non tanto e non solo la ricerca della perfezione personale, cioè la lotta alla triplice concupiscenza, quanto la possibilità di seguire Cristo come Sposo e Amatore. In questo modo l’obbedienza è fondata sul desiderio di conformarsi a Cristo, il quale non è venuto per fare la propria volontà, ma quella del Padre che l’ha mandato (cfr. Reg. cap.VIII, 3), la Verginità è mezzo e conseguenza dell’avere accolto l’elezione ad essere Spose dell’Altissimo, e la povertà è distacco da tutto ciò che impedisce di avere Gesù Cristo come unico tesoro (Ric. V, 43).
Questo orientamento cristocentrico è presente in tutti gli scritti di Angela. Da essi emerge con estrema chiarezza il suo desiderio e la sua preoccupazione affinché le Figlie abbiano consapevolezza e cerchino in tutti i modi di vivere la relazione sponsale che costituisce, oltre che una nuova e mirabile dignità, il principio unificatore dell’intera esistenza: Cristo Sposo diventa l’unica misura della propria verità, del proprio esistere, del proprio comportarsi
Vi è un ulteriore aspetto di questa «rivisitazione»: la speranza e l’attesa di un futuro assoluto. Angela certamente aveva la percezione dell’impossibilità per l’uomo, di stabilire in questo mondo e nel corso della storia, con le proprie forze, il regno eterno della verità, della libertà, della felicità come le nuove teorie umanistiche andavano prospettando. Invita pertanto, insistentemente a mettere lassù le loro speranze e non sulla terra (Ric. V,42), e a desiderare le allegrezze ed i beni celesti, a bramare quelle feste allegre e nuove del Cielo, quei trionfi beati ed eterni (Ibidem, 3). I Consigli Evangelici sono di aiuto per porsi in questa prospettiva che non è evasione, ma confessione del vero fondamento e del vero fine della vita illuminata dalla fede che ella indicherà ripetendo le parole di Paolo (Col.3,1-2): Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, pensate alle cose di lassù non a quelle della terra (cfr. Ric.V, 44).

Il governo spirituale: trattiamo con soavità come Dio
Per fare in modo che la nuova sorta di vita fosse riconosciuta come un vero e proprio nuovo stato di vita, come era il matrimonio e la consacrazione monastica, era necessario prevedere un minimo di struttura organizzativa che Angela chiamerà Governo. Un Governo di tipo laicale, con una precisa distinzione di ruoli e compiti: quattro Vergini o Colonnelle (cfr Ric, prol, 2) che dovevano essere come maestre e guide nella vita spirituale, almeno quattro matrone, vedove e di vita onesta che dovevano essere come madri nell’essere sollecite circa il bene e l’utilità delle sorelle e figlie spirituali e quattro uomini di età matura e di esperienza come agenti, e anche padri, per gli eventuali bisogni della Compagnia (Reg. cap. XI).
Alle Vergini Colonnelle e alle Matrone consegnerà le sue ultime volontà su come deve essere guidata la Compagnia, contenute nei Ricordi e nei Legati. Questi scritti ci presentano, in modo semplice, ma pregnante, la sua concezione del governo (Angela non usa mai il termine autorità), le modalità con le quali esercitarlo, ma soprattutto ci rivelano la sua profonda maternità che costituisce un altro aspetto fondante della sua Spiritualità.
Per Angela l’esercizio del governo è, una grazia che il Signore ha donato a Lei e alle responsabili che dovranno, insieme a Lei e dopo di Lei, prendersi cura delle Figlioline, (Ric. II,1) Sue Spose (Ric. prol. 5). Occorre pertanto ringraziarLo sommamente che si sia degnato di mettervi nel numero di coloro che Lui vuole che si affatichino a governare e custodire simile suo tesoro (Ibidem,12). Occorre pregarLo perché illumini e diriga e insegni quello che [si deve] fare per amor suo in tale compito e dia le forze per poterlo eseguire (cfr. Ric. prol., 7.16); occorre umiliarsi sotto la sua potente mano, non ritenendosi degne di tale compito. che è un servire sull’esempio del Cristo, il quale mentre era in questo mondo vi fu come servo (Ric. I, 6) .Tale servizio, e qui sta il grande insegnamento di Angela, deve essere svolto con una modalità ed uno stile ben preciso: lo stile di Dio il quale ordina e governa tutte le cose soavemente (Leg. 3°, 5).
Questo stile trova concretizzazione nel modo di essere e di operare di una madre nei confronti dei propri figli o del pastore rispetto alle proprie pecorelle. È cioè uno stile materno e paterno insieme, come Dio che è Padre e Madre nello stesso tempo, anche se Angela porrà una particolare accentuazione sulla maternità.
Innanzi tutto l’essere Madre fa parte del progetto di elezione che Dio ha avuto a suo riguardo: Gesù Cristo nella sua immensa bontà, mi ha eletta ad essere madre viva e morta di così nobile Compagnia, benché dal canto mio, ne fossi indegnissima, e avendomi eletta mi ha dato anche la grazia di poterla governare secondo la sua volontà (Ric. III, 4-5). Di questa maternità ha piena consapevolezza e vuole che l’abbiano pure coloro che saranno chiamate a collaborare con Lei: vorrei che risvegliaste il vostro intelletto per considerare la grande grazia e la fortuna vostra e cioè che Dio si sia degnato di farvi madri di tante vergini e che abbia messo le stesse sue spose nelle vostre mani e affidate al vostro governo (Leg. prol. 14-16).
Essere madri significa portare dentro di sé le proprie figlie e amarle di amore sviscerato come avviene per le madri secondo la carne: si vede nelle madri secondo la carne che se avessero mille figli e figlie, li avrebbero tutti nel cuore, totalmente fissi uno per uno perché il vero amore fa così (cfr Leg. 2°, 5-11).
Essere madri vuol dire prendersi cura e far crescere i propri figli: dovete essere piene di desiderio e di ardore nel mettere ogni impegno e cura per far sì che le vostre foglioline siano adornate di ogni virtù e di ogni regale e bella maniera (Leg. 4°, 1-2).
- vuol dire offrire loro possibilità di identificazioni positive per sviluppare personalità autentiche Voi vivete e comportatevi in modo che le vostre figlioline possano specchiarsi in voi e quello che volete loro facciano, fatelo voi per prime (Ric. VI, 1-2);
- vuol dire proteggere, vigilare, custodire: avete da difendere e salvaguardare le vostre pecorelle da lupi e dai ladri cioè da due sorta di persone pestifere: dagli inganni della gente mondana, o falsi religiosi e dagli eretici (Ric. VII, 1);
- vuol dire correggere quando è necessario: Non di meno fate la vostra parte correggendo con amore e carità se le vedrete cadere in qualche errore per qualche fragilità umana (Ric.VIII,7-); correggere ma con la consapevolezza che otterrete di più con l’affettuosità e l’affabilità che non con la durezza e gli aspri rimproveri (Ric. II, 3);
- vuol dire incoraggiare, aprire il cuore alla speranza: abbondate nelle promesse specialmente a quelle che vedrete sconsolate, dubbiose e timide» (Ric.V,40),. ma vuol dire anche fare tutto con buon discernimento e maturità di giudizio (Ric. III, 15).
Angela dà inoltre indicazioni concretissime sulle modalità di esercitare la maternità. che vanno dal rispetto della libertà della persona: soprattutto guardatevi dal far fare per forza, perché Dio ha dato il libero arbitrio ad ognuno e non vuole forzare nessuno, ma solamente dimostra, invita, consiglia (Leg. 3°, 8-11), dal nutrire aspettative positive che incoraggiano: dovete apprezzarle, perché più le apprezzerete, più le amerete, e tanto più cure e attenzioni avrete per loro (cfr. Ric. prol., 9-10), dalla necessità di individualizzare gli interventi basati su una conoscenza amorosa e precisa: sarà cosa impossibile che notte e giorno non le abbiate nel cuore e scolpite tutte una per una perché il vero amore fa ed opera così (Ibidem, 11); non dico però che non si debba talvolta usare qualche rimprovero, qualche asprezza, a luogo e tempo, secondo l’importanza, la condizione e il bisogno delle persone (Leg. 3°,13-14), dall’evitare preferenze o discriminazioni Amatele le vostre Figlioline ugualmente e non vogliate parteggiare più per l’una che per l’altra (Ric. VIII, 1-2).
Anche la maternità 32 trova il suo fondamento nell’Evangelo: Guardate a Gesù Cristo che dice […] “imparate da me che sono affabile e mansueto di cuore”. E ancora Gesù Cristo dice “il mio giogo e la mia servitù sono leggeri e soavi”. Così anche voi vi dovete sforzare di fare e usare ogni possibile piacevolezza (cfr. Leg. 3°1-7)

Conclusione
Vorrei concludere questo mio conversare su alcuni aspetti della spiritualità mericiana, con un’immagine: un quadro di Françoise Gilot raffigura una casa bassa con una grande porta aperta, una casa tutta bianca contro l’ocra della terra che grida il calore e l’intensità delle cose. Una luce immensa viene percepita all’interno della casa: essa si irradia fino sulla soglia. Ai due lati della porta due donne dai tratti non molto marcati senza nome ma visibili e presenti, piene di dignità, raccolgono in loro la vita, che si annuncia tumultuosa all’esterno, e la luce che esplode all’interno della casa. Il titolo del quadro è: «custodi della soglia». Angela, mi pare, sia stata una di queste donne. Semplice, umile, ma piena di dignità, presente ai problemi del suo tempo, visibile per il suo ammaestramento e la sua maternità, ha accolto in sé la vita tumultuosa della Brescia di fine Quattrocento-inizi cinquecento, e la luce del suo Amatore, «il suo luminosissimo volto»; ha custodito entrambe le realtà senza negarle, senza sovraesporle, senza confonderle, operando in modo che le tenebre della Città, ma anche della Chiesa, potessero essere ancora illuminate dalla luce dell’Evangelo e l’Evangelo potesse ancora essere via, verità e vita per la Chiesa e per la Città.


23 maggio 2012   0